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La gestione sostenibile delle risorse idriche in ambito urbano

by cms@editor

Un capitolo a sé merita la gestione delle acque meteoriche in ambiente urbano. Il modello tradizionale di gestione, basato sulla raccolta rapida delle acque piovane in caditoie e sul loro convogliamento in condotte fognarie, presenta numerosi svantaggi: aumenta il rischio di allagamenti in caso di eventi piovosi intensi (i cosiddetti “nubifragi” la cui frequenza è in aumento a causa dei cambiamenti climatici), impedisce la ricarica naturale delle falde acquifere, e veicola inquinanti diffusi (oli, idrocarburi, metalli pesanti) direttamente nei corpi idrici superficiali, bypassando i processi di depurazione naturale del suolo. L’approccio alternativo, noto come “drenaggio urbano sostenibile”, mira a gestire le acque piovane il più vicino possibile al luogo di caduta, favorendone l’infiltrazione nel terreno e il riuso. Ciò si realizza attraverso interventi diffusi come la realizzazione di pavimentazioni permeabili per parcheggi e piazze, la creazione di tetti verdi e giardini pensili, la costruzione di bacini di laminazione e zone umide artificiali all’interno di parchi urbani, e la deviazione delle grondaie verso aree verdi permeabili anziché verso la rete fognaria.

La qualità dell’acqua restituita all’ambiente dopo l’uso è l’altro pilastro di una gestione sostenibile del ciclo idrico. I processi di depurazione delle acque reflue urbane sono indispensabili per rimuovere il carico di inquinanti organici e chimici prima che l’acqua venga reimmessa nei fiumi o nel mare. Tuttavia, i tradizionali impianti di depurazione sono a loro volta energivori e producono fanghi di depurazione che devono essere smaltiti o, in parte, recuperati in agricoltura. L’evoluzione tecnologica del settore si sta orientando verso la trasformazione degli impianti di depurazione da semplici “smaltitori di rifiuti liquidi” a vere e proprie “bioraffinerie”, in grado di recuperare risorse preziose dalle acque reflue, come l’acqua stessa da destinare a usi irrigui o industriali, i nutrienti (azoto e fosforo) da utilizzare come fertilizzanti in agricoltura, e il biogas prodotto dalla digestione anaerobica dei fanghi, utilizzabile per la produzione di energia elettrica e termica rinnovabile. Questo approccio, basato sui principi dell’economia circolare, consente di ridurre l’impatto ambientale complessivo del ciclo idrico urbano e di trasformare un problema (il refluo da trattare) in una risorsa.

Infine, la dimensione culturale e partecipativa è imprescindibile per il successo di qualsiasi strategia di gestione sostenibile dell’acqua. La consapevolezza del valore della risorsa idrica e della sua vulnerabilità deve essere promossa attraverso campagne di informazione ed educazione ambientale rivolte ai cittadini di tutte le età, a partire dalle scuole. È necessario sfatare il mito dell’acqua come bene inesauribile e a basso costo, e promuovere comportamenti quotidiani virtuosi, come chiudere il rubinetto mentre ci si insapona o ci si lava i denti, riparare prontamente le perdite domestiche, utilizzare in modo efficiente gli elettrodomestici e preferire l’acqua del rubinetto (ove potabile) a quella in bottiglia di plastica. Allo stesso tempo, è fondamentale un maggiore coinvolgimento dei cittadini e delle loro associazioni nei processi decisionali relativi alla pianificazione e alla gestione del servizio idrico integrato, affinché le scelte tecniche e infrastrutturali siano trasparenti, rispondano ai reali bisogni del territorio e siano socialmente accettate. La gestione sostenibile dell’acqua è, in ultima analisi, una responsabilità collettiva che richiede la collaborazione attiva di istituzioni, imprese e cittadini.

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