Il settore turistico globale, pur rappresentando un volano fondamentale per l’economia di molti paesi e una fonte di arricchimento culturale per miliardi di persone, è anche responsabile di una quota significativa delle emissioni di gas serra, del consumo di risorse idriche, della produzione di rifiuti e della pressione antropica su ecosistemi fragili. La crescente consapevolezza di questo impatto ambientale sta spingendo un numero sempre maggiore di viaggiatori a riconsiderare le proprie abitudini e a orientarsi verso forme di turismo più sostenibile. In questo processo di transizione, la scelta della struttura ricettiva in cui soggiornare assume un’importanza centrale, poiché essa determina in larga misura l’impronta ecologica del viaggio, influenzando consumi energetici, gestione delle risorse idriche, produzione di rifiuti e impatto sul territorio circostante. Orientarsi consapevolmente tra le diverse certificazioni ambientali e valutare le buone pratiche messe in atto dalle strutture è un esercizio di cittadinanza attiva che può fare una differenza tangibile.
Il primo passo per un viaggiatore attento alla sostenibilità consiste nel familiarizzare con i principali marchi di certificazione ambientale riconosciuti a livello nazionale ed europeo. Questi marchi, rilasciati da enti terzi indipendenti dopo una verifica documentale e ispettiva, attestano che la struttura ricettiva rispetta una serie di criteri oggettivi e misurabili di gestione ambientale. Il marchio Ecolabel UE, ad esempio, è un’etichetta ecologica volontaria che può essere concessa a strutture turistiche che dimostrano di ridurre l’impatto ambientale in diverse aree, tra cui: limitazione del consumo energetico e utilizzo di fonti rinnovabili, riduzione del consumo idrico (attraverso dispositivi frangigetto e sistemi di recupero dell’acqua piovana), minimizzazione della produzione di rifiuti e promozione della raccolta differenziata, utilizzo di prodotti per la pulizia e la disinfezione a basso impatto ambientale, preferenza per fornitori locali e per alimenti biologici o a filiera corta nella ristorazione. Altre certificazioni, come Legambiente Turismo o il marchio “Green Key”, seguono logiche analoghe, adattate al contesto italiano o internazionale.
Al di là della presenza o meno di un marchio di certificazione formale, che può rappresentare un onere burocratico ed economico non sempre sostenibile per piccole strutture a conduzione familiare, esistono una serie di indicatori e di buone pratiche che il viaggiatore può osservare e richiedere al momento della prenotazione o durante il soggiorno. La gestione energetica è un primo elemento chiave: la presenza di pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria o di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, l’utilizzo diffuso di lampadine a LED, la presenza di sistemi di climatizzazione a pompa di calore ad alta efficienza e di infissi termoisolanti, nonché l’invito esplicito agli ospiti a moderare l’uso dell’aria condizionata e del riscaldamento, sono tutti segnali di una gestione attenta. Per quanto riguarda l’acqua, l’installazione di riduttori di flusso su rubinetti e docce, il sistema di scarico dei servizi igienici a doppio comando e la proposta di riutilizzare gli asciugamani per più giorni sono misure semplici ma efficaci.
