Quando si pensa alla tutela della biodiversità, l’immaginario collettivo tende a focalizzarsi su ecosistemi remoti e incontaminati, come foreste pluviali, barriere coralline o parchi nazionali d’alta quota. Tuttavia, le città e le aree periurbane, sebbene profondamente modificate dall’azione umana, non sono affatto dei deserti biologici. Al contrario, se progettate e gestite con una visione ecologica, esse possono ospitare una sorprendente varietà di specie animali e vegetali, svolgendo un ruolo cruciale nella conservazione della biodiversità a scala regionale e offrendo ai cittadini opportunità uniche di contatto quotidiano con la natura. La creazione e il mantenimento di una rete di spazi verdi interconnessi, che fungano da corridoi ecologici attraverso la matrice urbana, è una strategia fondamentale per consentire alla fauna selvatica di spostarsi, nutrirsi e riprodursi, e per garantire la funzionalità dei servizi ecosistemici essenziali per il benessere umano.
La biodiversità urbana non è un lusso estetico, ma una componente strutturale della resilienza e della salubrità delle nostre città. Gli alberi e le aree verdi forniscono ombreggiamento e raffrescamento evaporativo, mitigando l’effetto “isola di calore” e riducendo il consumo energetico per la climatizzazione estiva degli edifici. Le chiome degli alberi intercettano le polveri sottili e gli inquinanti atmosferici, contribuendo a migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. I suoli permeabili dei parchi e dei giardini assorbono le acque piovane, riducendo il deflusso superficiale e il rischio di allagamenti. La presenza di insetti impollinatori (api, farfalle, bombi, sirfidi) è indispensabile per la fruttificazione di molte piante ornamentali e per la produttività degli orti urbani e periurbani. La biodiversità urbana offre, inoltre, benefici immateriali ma fondamentali per la salute mentale e il benessere psicofisico dei cittadini: la vista del verde, il canto degli uccelli, l’osservazione di un insetto su un fiore riducono lo stress, migliorano l’umore e favoriscono il recupero dell’attenzione.
Per favorire la biodiversità in città, è necessario abbandonare una visione puramente estetica e decorativa del verde urbano, fatta di prati all’inglese rasati a tappeto e di aiuole con specie esotiche sterili, e adottare un approccio gestionale più ecologico e naturalistico. La scelta di specie vegetali autoctone, adattate al clima e al suolo locale, è il primo passo. Le piante native offrono cibo (nettare, polline, frutti, semi) e rifugio a una gamma molto più ampia di insetti, uccelli e piccoli mammiferi rispetto alle specie esotiche ornamentali, con le quali la fauna locale non ha co-evoluto. Ridurre la frequenza degli sfalci dei prati, permettendo la fioritura di specie erbacee spontanee, crea preziose aree di foraggiamento per gli impollinatori. Conservare, ove possibile, gli alberi vetusti e il legno morto in aree poco frequentate dei parchi offre microhabitat essenziali per insetti saproxilici, picchi, pipistrelli e funghi. La creazione di piccole zone umide, stagni e giardini pluviali all’interno dei parchi urbani attrae anfibi, libellule e uccelli acquatici.
